Gaetano Capasso, classe 1974 è Ingegnere e Amministratore di Italrobot, ci racconta dell’innovativa azienda che dirige orgoglioso di poter affermare che le braccia e le menti del progetto sono tutte in Campania

Dottor Capasso come nasce Italrobot e qual è il sogno che si cela dietro la sua creazione?

GAETANO CAPASSO

L’azienda nasce come spinoff della Tea Impianti Srl che è l’azienda storica di famiglia con quasi 35 anni di storia, nel 2007 con l’azienda abbiamo partecipato a un bando sulla robotica che abbiamo vinto e portato a termine.

Successivamente nel 2013 abbiamo partecipato come azienda da costituirsi ad un progetto di Invitalia per startup e, una volta approvato il bando, nel 2014 abbiamo costituito Italrobot come startup e come spinoff appunto dell’azienda di famiglia.

L’ambizione era quella di fare robotica quindi di costruire robot, prima di tutto industriali, ma anche robot con destinazione non industriale, infatti dall’inizio di quest’anno stiamo coronando il primo sogno: portare un robot in ambito agricolo.

La regione Campania, molto spesso associata a episodi e fenomeni negativi, ultimamente sembra vivere un momento storico assolutamente positivo in termini di innovazione e progresso, quanto è importante l’integrazione nel territorio per Italrobot?

L’integrazione nel territorio per noi è fondamentale: il bando è regionale, il potenziale cliente che ad oggi è un nostro partner è di Salerno, i rapporti con l’Università sono prettamente con la Federico II e con la Vanvitelli, abbiamo anche uno stretto rapporto di collaborazione con gli istituti tecnici di Caserta e Napoli per i tecnici da inserire in questi progetti innovativi.

Ultimamente la sostenibilità è diventata un tema principale dello sviluppo industriale, Larry Fink il numero uno di BlackRock ha detto “guardiamo oltre il profitto” intendendo che le imprese devono impegnarsi per il benessere del pianeta. Italrobot è un progetto che possiamo definire sostenibile?

Sicuramente utilizzare i robot in qualsiasi ciclo produttivo porta delle economie notevoli in termini di ecologia, perché i robot quando lavorano in ambito industriale non hanno bisogno di illuminazione o di riscaldamento degli ambienti, cose invece che sono indispensabili agli uomini, inoltre possono lavorare con un basso consumo energetico perché i motori elettrici che vengono utilizzati per movimentare i robot sono motori ad alta efficienza. Quindi possiamo dire che per definizione la robotica e l’automazione portano risparmio energetico.

Quando ci spostiamo nel campo dell’agricoltura, calcolando che i mezzi utilizzati tendenzialmente in tale ambito sono tutti alimentati da combustibili fossili, il risparmio ecologico viene ancora più rimarcato, noi utilizziamo delle navette automatiche con un robot montato sopra, il tutto alimentato con l’elettricità.

Parlando dell’ultimo progetto “Agrirobot” cosa può raccontarci in merito? Chi sono i partner del progetto e con quali fondi è stata possibile la sua realizzazione?

Partiamo dalla cosa più importante perché senza i fondi è difficile realizzare qualsiasi progetto ambizioso: si tratta di fondi europei che vengono canalizzati attraverso il ministero dello sviluppo economico alle regioni. In particolare, il bando è regionale, parliamo circa di 120 mila euro a fondo perduto dalla regione Campania e dalla comunità europea.

Il partner è un’azienda agricola di Salerno specializzata nella produzione di fragole, l’abbiamo scelto perché il bando prevedeva l’applicazione dell’automazione ad un prodotto caratteristico del territorio, abbiamo così scoperto che la fragola è un prodotto tipico della regione Campania. Altra cosa interessante che non sapevamo è che le fragole sono un prodotto presente tutto l’anno, anche se sulle nostre tavole arriva solo in estate, viene esportato per tutti e 12 i mesi.

Chiaramente nel periodo di qualità maggiore, le fragole vengono esportate nel nord Europa perché in quei paesi sono disposti a pagare di più. È proprio in quest’ottica che l’applicazione dell’automazione e della robotica in particolare trovano il loro utilizzo ideale.

Altro partner è il dipartimento di Agraria dell’Università di Roma in quanto vi è un particolare studio di approfondimento sulla metodologia della raccolta a scalare e questo è un altro elemento fondante dell’utilizzo di questo tipo di macchinari.

Non si raccoglie tutto quello che si vede a occhio nudo, ma solo quello che è realmente maturo. Anche da questo punto di vista c’è un risparmio davvero significativo. Ad oggi la raccolta manuale di qualsiasi tipo di frutta comporta uno spreco almeno del 20% di raccolto che finisce al macero in quanto si tratta di frutti o troppo maturi o troppo acerbi. Con i robot invece parliamo di zero sprechi: noi raccogliamo solo quello che è maturo al punto giusto per essere consumato, anche questa è ecologia.

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