Riforma dell’agricoltura. Carlo Triarico: “Una PAC timida sui temi sociali e pericolosa su quelli ambientali”

Il Consiglio europeo dell’Istruzione ha ufficialmente approvato la riforma della Politica agricola comune (Pac). La scelta di discutere questo tema in un consesso dedicato all’istruzione è dovuta alle tempistiche ristrette con cui l’UE ha effettuato una vera e propria retromarcia sui temi green della legislatura europea, ormai vicina alla conclusione, in vista delle imminenti elezioni. Durante la stessa riunione, sono stati approvati anche i nuovi regolamenti sulle emissioni dei mezzi pesanti.

La Politica agricola comune (Pac) è un insieme di trattati a cui aderiscono tutti i Paesi dell’Unione Europea. Essa regola principalmente l’agricoltura e l’allevamento, stabilendo le basi per i controlli di qualità e le quote di produzione dei singoli Paesi all’interno del mercato unico, contribuendo a regolare la concorrenza interna all’Unione. La Pac gioca anche un ruolo significativo nella protezione ambientale, sebbene l’ultima riforma abbia allentato gli obblighi in questo ambito.

La Pac è cruciale anche nei rapporti dell’UE con le economie estere. Sorta per sostenere il reddito degli agricoltori europei e tenere così concorrenziale il prezzo di vendita dei loro prodotti rispetto alle merci a basso costo dei prodotti agricoli del Sud del mondo, è oggi la prima voce del bilancio UE: un investimento in sussidi che ammonta a un terzo del bilancio comunitario. Ha cercato poi di bilanciare i suoi provvedimenti protezionistici attraverso trattati di libero scambio a carattere bilaterale con alcuni paesi privilegiati e limitatamente ad alcune merci.

La riforma della Pac non ha introdotto modifiche di sistema che riducano le criticità denunciate durante le proteste degli agricoltori che all’inizio del 2024 hanno invaso le città europee con i loro mezzi agricoli segnalando la precarietà del modello. È intervenuta per eliminare la riduzione dei pesticidi e le azioni di salvaguardia dei suoli, rimandando a tempo di fatto indeterminato il Green Deal europeo. Questa riforma prevede anche una riduzione dei controlli sugli agricoltori e l’introduzione di numerose deroghe ambientali relative alle emissioni. Il settore agricolo e zootecnico intensivo è infatti responsabile di una quota rilevante delle emissioni di gas serra in Europa, pur contribuendo solo in minima parte al Prodotto Interno Lordo (PIL). Saranno anche riviste le procedure per la modifica dei piani strategici nazionali, con l’obiettivo di aumentare la produttività dell’agricoltura europea.

Si è espresso in merito anche Carlo Triarico, Presidente dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica:Un terzo del bilancio che l’UE preleva ai cittadini europei viene speso per il sostegno all’agricoltura. Nonostante questo le aziende chiudono in Italia a decine di migliaia l’anno, ancora peggio nell’economia di guerra in cui è caduta l’Europa. Gli agricoltori non reggono più un modello agroalimentare che ha costi di produzione sempre più elevati e prezzi al consumo crescenti, ma non remunera più chi lavora. Davanti a questo è stata varata una PAC timida sui temi sociali e pericolosa su quelli ambientali, che non aiuta gli agricoltori a sottrarsi ai costi alti del modello industriale e che sosterrà ancora i grandi gruppi e le corporazioni che lo determinano. In Italia l’80% dei fondi UE finisce nelle mani del 20% delle aziende, le più grandi e potenti e in modo preponderante agli allevamenti intensivi. Il mondo rurale restante divide briciole che non impediscono la sua crisi e soprattutto non sono volte a far arrivare vivi gli agricoltori al traguardo della transizione ecologica. Eppure la scelta del modello agroecologico del biologico e biodinamico fa la differenza: grazie alla loro indipendenza da tanti input esterni, le nostre aziende stanno ancora reggendo la bufera in corso, ma serve anche a loro un intervento di sistema della PAC per affrontare anni drammatici. Leggendo la nuova PAC sembra, per alcuni tratti, che non si consideri la crisi che oggi rischia di estinguere l’agricoltura europea e ci si volga indietro con l’illusione di conservare un modello passato. Il futuro è oggi per i paesi che prenderanno la via agroecologica di evoluzione dei sistemi produttivi, prima che la crisi imponga una decrescita forzata. Noi biodinamici sentiamo l’urgenza di questo compito e abbiamo gli strumenti per aiutare gli agricoltori su questa via.

Non rappresenta quindi un vero e proprio passo avanti questa riforma secondo Triarico. Anzi, rischia di acuire i problemi già evidenti che affliggono questo importantissimo settore produttivo per tutta l’Europa. Sono necessari interventi più strutturali e incisivi, che soprattutto garantiscano una crescita organica per tutti i lavoratori senza trascurare il benessere ambientale ed ecologico.

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